«Il lancio di Diablo Immortal è stato gestito male» ammette il presidente di Blizzard

Parlando con Tamoor Hussain di Gamespot, J. Allen Brack ha rilasciato delle dichiarazioni piuttosto interessanti. Per chi non sapesse chi sia questo individuo, il suo curriculum parla da solo: decenni di esperienza nello sviluppo, direttore di produzione prima e produttore esecutivo poi di World of Warcraft, attualmente presidente di Blizzard Entertainment. Dire che è un pezzo grosso è sbagliato: si tratta della persona che manda avanti tutta la baracca, e quando fa dichiarazioni alla stampa è obbligatorio ascoltare con attenzione. Soprattutto su argomenti spinosi come l’annuncio di Diablo Immortal.

È un’intervista particolarmente lunga, e ci limiteremo a segnalare i punti più importanti – potete leggerla integralmente a questo indirizzo dal sito di Gamespot se masticate l’inglese. Siamo davanti a uno sviluppatore che si lascia andare ai ricordi, parlando di come Blizzard abbia prima evitato, poi accettato e infine abbracciato pienamente WoW Classic, il cui lancio ha rappresentato un successo enorme per l’azienda. Visto il ruolo esecutivo di Brack, il discorso tocca spesso questioni organizzative, in particolare riguardo ai cambi di personale a livello dirigenziale e ai licenziamenti che Blizzard ha effettuato recentemente. Brack ci tiene a sottolineare che non è cambiato nulla e che l’azienda è ancora la stessa di quando è stata creata, per rassicurare ogni fan del mondo Blizzard.

A mio parere, ciò che è importante che la gente sappia è che i valori che hanno costruito questo luogo e che hanno costruito Blizzard sono gli stessi ancora oggi.

J. Allen Brack

Diablo Immortal, gli errori e il potenziale

Si passa poi a un punto particolarmente spinoso. Brack ammette che Blizzard ha sbagliato nel modo in cui ha introdotto Diablo Immortal al pubblico, concedendo ai critici di aver fatto passare l’impressione che Blizzard non fosse uno sviluppatore prima di tutto per PC e facendo un paragone con l’annuncio di Diablo 3 su console. Poi, pur continuando a mettere le mani avanti e ricordando che il PC resta la piattaforma di riferimento per l’azienda, dice qualcosa di molto interessante:

Non pensiamo che i giochi per cellulare debbano per forza essere di un livello più basso. Riteniamo di poter riuscire a creare giochi dalla qualità tipica di Blizzard, con i valori di Blizzard anche per quanto riguarda la monetizzazione, e che possano essere una grande esperienza.

J. Allen Brack

Nessuna ignoranza sulla percezione tipica dei giochi da cellulare, quindi, un segnale rassicurante per un’azienda i cui ultimi annunci avevano sollevato qualche dubbio. E proprio di questi dubbi parla Brack, quando rivela che gli sviluppatori hanno discusso molto del fallimento dell’annuncio di Diablo Immortal. Ma il mondo del gioco mobile è qualcosa che vogliono esplorare al di fuori di Hearthstone, il loro unico lavoro nel settore, con un obiettivo specifico: riuscire a creare un capolavoro per cellulari con uno stile alla Blizzard.

Proprietà intellettuali e problematicità del genere

Il discorso vira poi verso questioni manageriali, compreso se l’azienda avesse mai considerato di creare franchise completamente nuovi per cellulari invece di utilizzare proprio Diablo. La risposta è schietta, con Brack che afferma che l’argomento è stato discusso ma che ogni IP (proprietà intellettuale) dell’azienda è pensata per poter essere presentata in modi diversi – e che però ogni IP crea aspettative specifiche nel pubblico, che andranno soddisfatte. Ma il passaggio interessante è il successivo, in cui Hussain pone la domanda sulla bocca di tutti: la fusione con Activision significa che il modo di fare videogiochi “alla Blizzard” ha i giorni contati?

È una domanda legittima, vista l’unicità dell’azienda e l’enorme quantità di tempo (e di impegno) che investe nei suoi prodotti. Il rapporto con una società come Activision, il cui modello è invece sfornare giochi ad alta velocità se non addirittura annualmente (uno fra tutti Call of Duty), ha fatto serpeggiare il dubbio tra la community che le cose potrebbero cambiare al primo segnale di difficoltà da parte di uno dei giochi di Blizzard. Brack sceglie di smentire questi dubbi, affermando non solo che questa mentalità di sviluppo “fa parte del DNA di Blizzard” ma anche che se Activision fosse stata interessata a trasformare l’azienda, non avrebbero messo a capo di Blizzard un ex sviluppatore. Il discorso è più specificatamente legato a Overwatch e alla sua complessa scena competitiva, ma è chiaro che Brack sta parlando dell’azienda in generale.

Consigliamo di leggere tutta l’intervista se si è appassionati dell’azienda in generale, visto come tocca Overwatch, WoW e il misterioso sparatutto dell’universo di StarCraft, ma un elemento traspare dalle parole di Brack: il fatto che nelle sue parole c’è una certa attenzione a quello che vogliono i fan. È chiaro che le parole di un presidente hanno un certo peso, e non può parlare tanto liberamente quanto un dipendente qualunque; ma già l’aver ammesso che il reveal di Diablo Immortal è stato un fallimento significa molto. D’altro canto, è anche vero che non viene rivelato nulla rispetto alla monetizzazione effettiva di Immortal, un argomento su cui molti fan vorrebbero sapere di più e che è stato oggetto di parecchi rumor e speculazioni. Continueremo a tenere d’occhio le prossime mosse dell’azienda, per vedere se questa dichiarazione d’intenti rispecchierà veramente le sue mosse future.

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Stefano Zocchi

Scrittore ed editor, cresciuto a pane e videogiochi di seconda mano. Amante tanto dei giochi quanto del parlare di videogiochi, scrivo sia per il web che per i libri di carta tradizionali. Negromante for life, potete trovarmi al Bug Arcade Bar di Milano impegnato a sviluppare e godermi ottimo alcool e ottime conversazioni.